Le 15 copertine più belle di narrativa italiana indipendente del 2022

Mi sembra doveroso, in tempi così ossessivamente legati all’immagine, intraprendere una lista dedicata alle più belle copertine dei libri. Inizio da questo 2022, e scelgo di limitare il campo alla narrativa italiana e all’editoria indipendente.

Circa la narrativa italiana, si tratta di una scelta pratica: tra forma e lingua, posso limitare di molto il campionamento; lavoro come editor con autori italiani. Alcuni di questi autori sono qui in lista: Davide Morganti e Alessio Mosca per i libri citati; Maddalena Fingerle non per il libro citato.

Circa l’editoria indipendente, non è tanto una scelta “ideologica” (non combatto a favore degli ‘indipendenti’), quanto una scelta conseguente a una constatazione pratica: gli autori italiani che mi piacciono e quelli con i quali lavoro in gran parte, oggi, emergono lì, tra i meno potenti (a partire dalla distribuzione) e tra i meno ricchi (in termini di vendite).

Prima di passare alla classifica, ricordo che la “copertina” è invenzione recente: nasce alla fine dell’Ottocento, quando inizia a svilupparsi maggiormente un pubblico di massa. Da non confondere con la cura della grafica, che vi è sempre stata. Tuttavia non si può ragionare su una copertina senza tenere conto del progetto grafico della collana e della casa editrice.

Strumento di supporto per la ricerca è stata la lista di case editrici che tengo costantemente aggiornata qui nel mio blog Antonio Russo De Vivo editor. Editing & Tutoring Experience.

Quando possibile viene indicato l’autore della copertina. Le informazioni sul libro sono tratte dal sito web della casa editrice.

15. Alberto Ravasio, La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera, Quodlibet.

Copertina: Gianluigi Toccafondo, disegno (2021).

«Dio mio! Dio mio, che non esisti! Perché mi hai transessualizzato?»

Guglielmo Sputacchiera, inetto sociale e sessuale, si sveglia trasformato in ciò che più gli manca: una donna, è diventato una donna. Ma cosa è stato? l’abuso di pornografia, la masturbazione ambidestra, il surriscaldamento globale, gli amici del liceo, uno scherzo di dio? Un po’ Samsa, un po’ Fantozzi, un po’ soldato Sc’vèik, il giovane Sputacchiera lascia la casa dei suoi e parte per un’avventura pesantemente surreale e realista. Sulla sua strada incontrerà paesani cattonazisti, l’odiato parentume, la dottoressa che palpa, il santone mariano: la tipica fauna dell’orrore provinciale lombardo, fino a un epilogo un po’ osceno, ma che è anche il solo possibile. Scritto in una prosa alta e forse anche piuttosto alticcia, questo pirotecnico romanzo affronta con crudele sarcasmo alcuni temi del nostro tempo: la digitalizzazione della vita e della sessualità, l’inconciliabile rapporto con la generazione dei padri e la disperazione economica del nuovo proletariato colto.

E.C.

14. Gian Marco Griffi, Ferrovie del Messico, Laurana.

Copertina: Silvia Perosino.

Se cercate dell’avventura, in questo romanzo ne troverete a bizzeffe. Se cercate della letteratura, con questo romanzo ne farete una scorpacciata. I luoghi e i tempi: Asti, Repubblica Sociale Italiana, febbraio 1944; su e giù per le ferrovie del Messico, tra gli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso. I personaggi (non tutti): Cesco Magetti, milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria, tormentato dal mal di denti, incaricato di compilare una mappa delle ferrovie del Messico (l’ordine viene dall’alto, molto dall’alto); Tilde Giordano, ragazza bellissima e folle, imbevuta di letteratura, della quale Cesco si innamora all’istante e perdutamente; Steno, devotissimo fidanzato di Tilde, partigiano senz’armi; don Tiberio, prete di città confinato a Roccabianca a causa di certe sue insane passioni; Epa, cartografo samoano (delle Samoa tedesche); Adolf il Führer e la sua consorte Eva, alle prese con l’abuso di anglicismi; Angelo detto Angelino detto Angelito detto Lito Zanon, addetto cimiteriale alla bollitura di cadaveri; Mec il muto, suo sodale fin dai tempi in cui insieme costruivano ferrovie in Sudamerica; le due Marie, entrambe di nome Maria; Bardolf Graf, impiegato amministrativo, ignaro motore immobile di tutta la storia; Ettore e Nicolao, informatissimi e misteriosi clienti fissi del night club segreto l’Aquila agonizzante, prossimi ai partigiani; Gustavo Adolfo Baz, autore del volume Historia poética y pintoresca de los ferrocarriles en México; Edmondo Bo, frenatore poeta, o poeta frenatore, o frenatore e poeta, in ogni caso alcolista e oppiomane; l’orribile Obersturmbannführer Hugo Kraas, amante dell’arte italiana, discutibile golfista e spietato SS; Giustina Decorcipo, compagna d’orfanotrofio di Ettore e Nicolao, violentata e uccisa e gettata sul bordo della strada a sedici anni; Feliciano, bambino morto. Con Ferrovie del Messico Gian Marco Griffi ci ha dato un grande romanzo corale, spassoso e commovente, giocoso e profondo, realistico e fantastico, avvincente senza tregua, scritto con una lingua quasi parlata, sempre cordiale tanto nel registro comico quanto in quello drammatico, e tuttavia letteratissima. Se i numi tutelari di Griffi sono senz’altro Jorge Luis Borges e Carlo Emilio Gadda (e fanno capolino qua e là Roberto Bolaño, Thomas Pynchon e – com’è logico – i Monty Python), il risultato è del tutto originale.

13. Carolina Cavalli, Metropolitania, Fandango.

Copertina:

Eddi ha quasi trent’anni e abita in una metropoli. Passa settimane senza vedere nessuno che conosce e con cui parlare.

Ha spesso rapporti sessuali casuali, mangia panini di riso, ama la madonna, la droga, di lavoro dipinge quadri che poi brucia per una galleria d’arte contemporanea di zona.

Fare sesso con Lou, il gemello identico al ragazzo di cui era innamorata, morto di overdose insieme alla migliore amica di Eddi (forse avevano un segreto?), è l’unico sollievo che prova.

Accompagnata da dipendenze varie – droga, junk food, sesso – va avanti nella vita spinta da quello che capita, senza scegliere, senza reagire. L’unico impulso vitale che le resta è la sua curiosità e la voglia di adrenalina.

Per questo, quando in città – una città utopica e spaventosa nella sua vastità, dove tutto può succedere e niente è strano – arriva una sua coetanea, Masami, tutta rotta, più magra di lei e più pallida di lei, Eddi è pronta a tutto pur di vivere un’avventura e trovare un’alleata.

Masami è incosciente e tragica, protagonista di un universo estremo e perverso, a tratti grottesco e surreale.

Un Thelma & Louise psichedelico e morboso, con un linguaggio secco, diretto, ironico, a suo agio nella narrativa contemporanea europea.

12. Davide Morganti, Africa. Atlante della fine del mondo. Volume I, Marotta & Cafiero.

Copertina: Alice Camerlengo.

Casimiro Boboski è tonto e balbuziente. È un piccolo impiegato della Repubblica di San Marino perseguitato dal suo capoufficio Michelino, ex compagno di classe. Casimiro non dice mai di no. Così Michelino ne approfitta. Legge un comunicato ad alta voce, in cui si dice che Casimiro deve andare in giro per il mondo per poi tornare e raccontare quello che sta accadendo. Deve fare il giro del mondo per scoprire se il pianeta sta sparendo, o se a sparire sono solo i confini. Casimiro obbedisce, Casimiro parte, Casimiro deve raccontare una storia ambientata nel paese che intende attraversare prima di superare il confine. È il suo dazio alla dogana. Davide Morganti, l’autore di questa follia letteraria, ha scritto un racconto per ogni paese del mondo, 2200 pagine. Qui inizia l’avventura di un uomo che non dice mai di no.

Atlante sulla fine del mondo è un cofanetto in cinque volumi: Africa, Asia, Oceania, America, Europa.

Davide Morganti è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista napoletano. Nel tempo ha collaborato con vari quotidiani nazionali, come La Repubblica, il Corriere del Mezzogiorno e il Mattino. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti.

Dal suo romanzo Caina è stato tratto l’omonimo film, scritto insieme al regista Stefano Amatucci, che ha vinto il Festival del Cinema di Parigi ed è entrato nella selezione italiana per l’Oscar al miglior film straniero.

11. Gian Mario Villalta, Parlare al buio, SEM.

Copertina:

“Non vado mai a piedi. Nessuno va mai a piedi su queste strade che portano nei paesini. Se uno va a piedi è perché non ha niente da fare oppure perché non possiede una macchina. In tutti e due i casi è colpevole.”

Ci troviamo in un paese del Nordest italiano: una voce narrante all’inizio parla di sé e poi ci conduce, attraverso altre vicende e altri personaggi, a ritroso nel tempo, fino a raggiungere l’infanzia dei protagonisti. Forse è proprio il tempo il tema più importante: la voce ora disincantata, ora ironica, ora intensamente poetica che compie questa discesa nella memoria inventa uno sguardo inedito su una provincia investita e sconvolta in pochi decenni da un’ondata di mutamenti.

Ci sono tutti: i furbi e le disadattate di ieri e di oggi, le buone e gli spaventati, i preoccupati e le convinte, con il lavoro, il sesso e i suoi sogni accesi; tutto un paese che risponde all’appello del tempo, insieme con gli alberi e gli animali, compresi in una comune vorticosa accelerazione che sospende le singole esistenze in un falso movimento o in un delirio dell’immobilità. Dalle soglie del nuovo secolo, uno sguardo al passato prossimo che oggi, a vent’anni dall’inizio delle vicende narrate, può farci comprendere meglio chi siamo stati, chi siamo e chi potremmo forse ancora essere.

Con questo libro Gian Mario Villalta si conferma un autore di carattere, capace di scrivere passaggi di grande intensità dove coesistono la lucida analisi del presente e la nostalgia di un passato perduto.

10. Micol Arianna Beltramini, La mia amica scavezzacollo, Hacca.

Copertina:

Micol scrive. Scrive storie che poi diventano fumetti, scrive di sé sul blog vienimi nel cuore, così seguito da diventare un romanzo, poi sul suo profilo fb, anche questo seguitissimo. È lì che conosciamo Patatina, una dolce e birichina vecchina che Micol incontra per le strade di Milano e che presto diviene la nonna di tutti i suoi follower, che le regalano bambole e fermagli per capelli in cambio di presine all’uncinetto. La mia amica scavezzacollo è la storia di questo incontro, e dell’amore, la cura e l’impegno che vengono dopo. Perché se in foto Patatina con il suo sorriso a tre denti viene benissimo, la realtà è un poco più buia, svelando il disagio di essere soli in una città che va sempre di corsa e non si accorge di chi cade ai margini. Ma questa è soprattutto la storia di una promessa: portare Patatina a conoscere il mare, per la prima volta.

09. Roberto Mandracchia, Don Chisciotte in Sicilia, minimum fax.

Copertina:

Lillo Vasile, professore in pensione, ha 78 anni, gli ultimi dei quali passati in casa a leggere romanzi gialli. Quando, con una piccola cerimonia, viene aggiunto il nome Vigata alla targa del suo paese, qualcosa gli scatta nella testa e lo porta a convincersi di essere il protagonista delle sue amatissime storie: il commissario Salvo Montalbano. In compagnia della sua fedele spalla Fazio, che in realtà si chiama Ousmane ed è un venditore ambulante senegalese, si getterà a capofitto in un delirante carosello di incontri, risse, evasioni e agguati, cadendo ogni volta e ogni volta rialzandosi perché soltanto due cose contano ormai nella sua vita: essere degno dell’amore della sua Livia e riportare la giustizia in una terra, quella siciliana, spesso avara di riscatti.

Tra cappelli di paglia come elmi di Mambrino e pale eoliche come mulini a vento, le sue avventure ricalcheranno quelle di Don Chisciotte e del suo scudiero Sancho Panza, ma filtrate alla luce di un’isola che da sempre rovescia e rinnova gli alfabeti e le biblioteche. In questo continuo gioco di rimandi, Roberto Mandracchia riesce a divertirsi e a divertirci con la letteratura, omaggiandola e alimentando l’utopistico desiderio di ogni lettore: essere un altro, un cavaliere errante che ripari i torti della vita e curi la fragilità della condizione umana. Quello che resta, dopo tante tragicomiche capriole, è solo un sentimento di tenerezza e riconoscente stupore.

08. Barbara Aversa, La figlia della lupa, D Editore.

Copertina: Alessio Villotti.

Due epoche differenti, ruoli femminili che cambiano, evolvono ma trovano sempre ostacoli e difficoltà nel proprio cammino. Due donne che si incontreranno negli occhi altrui, quegli occhi che entrambe hanno incrociato in momenti differenti della loro vita e che forse non rivedranno mai più. Ogni azione di una donna è costantemente messa a giudizio. Si valuta il loro matrimonio o la loro scelta di restare sole, la loro bellezza e il loro carattere, la loro forza o le loro fragilità…

In un’Italia spaccata a metà, tra dopoguerra e giorni nostri, tra centro e periferia, con La figlia della lupa, Barbara Aversa compie il suo esordio letterario con un thriller delicato e potente, in cui sono le donne e la loro femminilità a essere le protagoniste. Donne forti, donne dolci, donne aggraziate, donne avide, donne generose, madri, figlie sorelle e amiche: La figlia della lupa è un intreccio di storie di donne e nell’intreccio con altre vite ritroveranno sé stesse e la propria strada.

Una sola è La figlia della lupa, ma in fondo lo siamo tutte.

07. Antonio Moresco, Diario del caos, Wojtek.

Copertina: Antonio Bobo Corduas.

Se Canti del caos apriva il millennio esplorando territori del tutto nuovi, con Diario del caos Moresco spalanca le porte del laboratorio dove concepì quel capolavoro: radiografa le fasi del processo creativo, chiarisce le intenzioni originarie, ragiona sugli aspetti controversi da risolvere, chiamando a raccolta frammenti apparentemente bizzarri di saggi, articoli e interviste che lo avevano incuriosito in fase di gestazione, immortala il momento della nascita dell’idea raccontando dell’alternativa poi non praticata.

Tra confessione, autocommento e irripetibile lezione di scrittura, Diario del caos si snoda pagina dopo pagina con andatura romanzesca: Moresco resta narratore di caratura rara anche quando circumnaviga i processi della finzione. Dono prezioso ai lettori e fonte privilegiata per gli specialisti, questo diario costituisce un sorprendente ingresso secondario per chi si addentra per la prima volta nel mondo di uno degli autori più visionari del panorama letterario contemporaneo.

06. Sara Catella, Le malorose, Casagrande.

Copertina:

In un’isolata Valle di Blenio di inizio Novecento, la levatrice Caterina Capra è chiamata al capezzale di don Antonio, parroco di Corzoneso, che per un male sconosciuto ha perso l’uso della parola.

Abituata a trattare i corpi sofferenti delle donne, quelle «malorose» che aiuta a partorire o qualche volta a «liberarsi», nella quiete della stanza del malato Caterina tenta di scacciare l’imbarazzo raccontando a voce alta quel che si chiede preoccupata la gente. E adesso chi li battezzerà i neonati? Chi leverà alle madri l’impurità del parto? È vero che procreare in un paese senza prevosto porta male?

Di fronte al prete inerte e muto, col passare dei giorni Caterina si fa coraggio e, cosciente dell’eccezionalità della situazione, comincia a incalzarlo con pensieri e domande che la tormentano. Come è possibile che alla messa si parli sempre e solo di peccato e si taccia il resto? La vede, don Antonio, la miseria nera, la paura di restare incinte, la vergogna del sangue tra le gambe? La voce schietta e vigorosa della levatrice sale e si gonfia pagina dopo pagina, occupando tutto il silenzio della stanza e accogliendo in sé le voci e le disgrazie delle molte donne che ha incontrato negli anni. È forse per questo dolore antico che il monologo di Caterina prende a tratti il carattere di un corale j’accuse, una protesta non priva – per noi che crediamo di vivere in un altro mondo – di una sorprendente attualità.

05. Maddalena Fingerle, Una proposta stronza, Tetra.

Copertina: Luca Verduchi.

Questo testo non è un testo sulla gravidanza né sulla maternità, è solo la risposta a una bizzarra richiesta a un’autrice da parte di un editore squalo.

Eppure tra processo creativo e gravidanza ci sono analogie che vale la pena indagare e l’autrice in questione alcune cose da dire sul tema ce le ha, perché in fondo “non devi essere stato in una padella per poter scrivere di una cotoletta”.

Maddalena Fingerle gioca con due tematiche in apparenza distanti e applica in maniera brillante ma rigorosa la grammatica del saggio scientifico, facendo deflagrare continuamente la miccia di un umorismo irresistibile.

04. Paola Moretti, Bravissima, 66thand2nd.

Copertina:

Antonella non ha ancora quarant’anni quando da Milano si trasferisce con il marito Claudio e la figlia Teodora in una quieta cittadina del Centro-Sud. Mentre Claudio è impegnato in una difficile scalata professionale, Teodora scopre una nuova totalizzante passione nella ginnastica ritmica e Antonella deve reinventare sé stessa.

Dalla maternità il suo mondo si era ristretto al benessere della bambina, ma adesso la figlia di otto anni è diventata una ginnasta ambiziosa. Teodora assorbe in fretta i dettami di uno sport che per disciplina e pretese sembra avvicinarsi a un’organizzazione paramilitare: diventa intransigente, tirannica, fanatica. Antonella è preoccupata per questa evoluzione, per il rapporto con sua figlia e soprattutto per la sua crescita.

Ma la bambina è un prodigio, viene scelta da una società importante, già si pensa a un futuro in Nazionale. Sarà questo il momento in cui Antonella dovrà compiere la scelta a cui è chiamato ogni genitore: riconoscere che la figlia è un individuo dotato di volontà, autonomia e facoltà di sbagliare o mettere sempre davanti a tutto il proprio istinto di protezione? Alla fine interverrà il caso a ribaltare ancora una volta gli equilibri e i ruoli tra madre e figlia. Teodora si troverà presa in una situazione molto più grande di lei che Antonella proverà a gestire con inedita determinazione.

Al suo esordio, Paola Moretti racconta con una scrittura nitida un legame d’amore in tutta la sua ricchezza e complessità.

03. Andrea Inglese, Stralunati, ITALO SVEVO.

Copertina: Maurizio Ceccato.

Difficile dire se questi racconti siano fantastici o iperrealistici, se in essi sia più avvertibile il tratto poetico o quello chirurgico, se privilegino la deformazione grottesca o la documentazione nitida di un mondo crudele e assurdo. A ogni giro di frase, la realtà pare tradita e sabotata da un fantasticare furioso e contemporaneamente ci si para davanti implacabile, con i tratti riconoscibili della nostra epoca. Certo è che la prosa breve di Inglese è perfettamente adeguata alla condizione dei personaggi che abitano queste pagine – amanti feriti, disoccupati assoldati da multinazionali per mansioni stravaganti, Babbi Natale sorpresi dentro una buca, donne che parlano della loro intimità durante un colloquio di lavoro, famiglie allegramente disfunzionali che vanno alla catastrofe –, tutti sorpresi in una sorta di “stralunamento”, di scollamento nei confronti del mondo e delle sue usuali coordinate. Inoltre, la partecipazione distaccata dell’autore ci permette uno sguardo sia interno sia remoto, insieme partecipe e riluttante, come se la verità dei giorni e delle vite sgusciasse via tanto dalle mani dei personaggi che da quelle di chi li ha creati.

Io tiro calci. Ho iniziato così, per volontariato. Appena vedevo un raggruppamento di individui, anche calmi, che fraternizzavano tra di loro o già avevano fraternizzato in precedenza, io mi lanciavo. Mi buttavo in mezzo e tiravo calci all’impazzata. All’inizio le persone erano estremamente ostili a questa mia proposta. E spesso rispondevano ai calci con i pugni. Ma io, purista quale mi ritengo, non mi lascio influenzare, e tengo la barra ferma: cioè insisto con i piedi finché posso, finché – per altro – rimango in piedi.

02. Alessio Mosca, Chiromantica medica, nottetempo.

Copertina: Elisa Seitzinger.

Cos’hanno in comune degli oscuri santi abruzzesi, il re del porno Rocco Siffredi, il latte ovino e gli antichi culti satireschi dei pastori della Majella? Oppure l’Ikea di Porta di Roma, un remoto matriarcato norreno e un manipolo di estremisti che vogliono rigenerare l’Occidente dopo il suo tramonto? E cosa lega le angosce di un padre per la figlia adolescente che si riprende in pose osé su TikTok ai transessuali delle borgate e alla trementina di Caravaggio? Nei vetrini della scienza inventata da Alessio Mosca finiscono le ciclotimie, le ossessioni sessuali, gli occultismi disperati, le regressioni paniche, le distorsioni del sacro mischiato al profano che abitano l’inquinata psiche contemporanea. Se la realtà, a ben guardarla, è spesso allucinatoria, Chiromantica medica rintraccia le sindromi nascoste e le configurazioni anomale che guidano le storie narrate dietro la sintassi apparentemente sconnessa, a tratti psicotica, degli eventi. Gli effetti narrativi sono del tutto singolari, onirici e concreti, comici e spiazzanti, lisergici e carnali. Un nuovo narratore con un immaginario che scarta fuori dai ranghi.

01. Jacopo Fo, Masanto deve morire, Perrone.

In copertina: Maurizio Ceccato.

È lecito uccidere se lo fai in modo pacifista? Per far crollare un sospettato puoi utilizzare la tortura gentile? I nonviolenti rispettano la legge? I vegani possono bere sangue umano? I missionari con il cuore puro speculano in Borsa? Esiste un terrorismo etico? Puoi usare i social network al posto della dinamite? C’è una linea invisibile che divide il mondo dei ricchi dalla giungla dei miserabili; se la superi la passione per la solidarietà smette di essere un buon argomento per fare bella figura e diventa una questione di vita o di morte. Allora puoi distinguere i fighetti dell’ecologia. Gli hobbisti dell’etica. Sono quelli che scappano. Se resti devi decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. E se sei disposto a uccidere per quello in cui credi. Jacopo Fo in questo romanzo, che tocca e corteggia l’utopia, rintraccia nelle relazione la possibilità di fare gruppo per resistere e cercare giustizia.

© Antonio Russo De Vivo, 2022.

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