L’amore e l’Oriente e l’Occidente

I

In un’isola dell’Oriente, uomini e donne sono curvi, intenti al lavoro. Altri uomini e donne rovesciano sui loro tavoli i contenuti di alcune scatole. I tavoli sono cosparsi di fagioli bianchi.

Il capannone è isolato, il paesaggio circostante è spoglio; il resto dell’isola è tutta natura selvatica e, assai distanti l’una dall’altra, ci sono le case vuote dove la notte dormono quegli uomini e quelle donne.

L’isola è di proprietà di una multinazionale.

Una volta al mese una barca porta fuori, nel resto del mondo, gli oggetti del lavoro.

Fagioli con il disegno di un cuore.

Sono venduti come “Fagioli magici”, anche se non sono magici, ma questo lo sanno proprietari, manager, professionisti del marketing, lavoratori e clienti.

II

In un paese dell’Occidente, un uomo ama una donna, la donna muore, dopo qualche giorno all’uomo perviene un dono della donna.

È un fagiolo magico. Packaging molto pop, sulla confezione c’è un disegno stilizzato in tratto nero della piantina che spunta da un cuore, colore giallo. Oggetto da mercato di massa, la donna non avrebbe mai comprato una cosa del genere. L’uomo è deluso. Si sarebbe aspettato altro. Un libro, un disco, un qualcosa carico di messaggi filtrati nei loro modi da poeti e artisti che hanno sempre mal vissuto il mondo di tutti.

L’uomo e la donna, la prima volta che si erano visti, non potevano riconoscersi. L’uomo aspettava seduto a un tavolino di un bar, tra le mani un libro che potesse essere unico per l’occasione e anche singolare: Il libro tibetano dei morti, in copia gialla. La donna puntò il libro, alzò lo sguardo verso di lui. Si amavano già prima di riconoscersi, perché le parole, scambiate in un certo modo, possono comporre un mondo comune, una comunità, un insieme, lui + lei.

L’uomo mette il fagiolo in un vasetto di terracotta. Non ha mai fatto niente del genere, come la donna, del resto. Segue le istruzioni segnate su un foglio in carta plastificata, font times new roman, dimensione 8, nero. Poca acqua ogni tre giorni.

Dopo una settimana non succede niente, dopo un mese nemmeno.

III

Due anni dopo l’uomo è con un’altra. Si sono svegliati, lui si alza, porta il vaso sotto il lavandino per innaffiarlo.

«Perché lo fai? Non è mai accaduto niente.»

«Si deve credere in qualcosa.»

«Trova qualcosa che abbia senso, allora. Questa cosa non ha senso.»

L’uomo sorride.

L’anno dopo, da solo, si sveglia e fa lo stesso.

Anni dopo la vita cambia, tutto si muove, a eccezione di quel gesto.

IV

«Sai che è successo?»

«E dimmelo e basta, io le odio le domande retoriche, dai.»

L’uomo prende un caffè, un’altra fa lo stesso. Si parlano, si ascoltano.

«Sono qui che la mia vita è finita, nel senso che faccio quello che devo, seguo la routine, sono dentro…»

«Sì ma dimmelo senza troppe parole, che così mi perdo. Poi sei agitato, prendi un altro caffè.»

«Sì, te lo dico, ma così mi togli tutto, spogliato non ci so stare, sono timido, lo sai.»

«E allora? Ancora con tutte queste parole? Mi hai fatto venire, dimmi, la cosa, dimmela.»

L’uomo sospira.

«È successo che è spuntata. Cioè, non so da quanti anni lei non c’è più – ma sono anni, ormai! –, eppure è spuntata, dopo tutti questi anni è spuntata.»

«Mi stai dicendo che questa tua ex dopo anni si è ripresentata. Mmmm, e non va bene, sei agitato inutilmente, mandala via.»

«Non è proprio così.»

«E dimmelo chiaro, allora. Eppure con le parole ci lavori. Non sai usarle, te l’hanno già detto?»

«Sì, ma anche il contrario. Comunque: è spuntata la piantina.»

L’altra abbassa di botto la testa, scorata.

«Che cosa mi stai dicendo?»

«Lei morì, mi arrivò questo “fagiolo magico” a casa, una roba che non ho mai capito da oggettistica di supermercato, e io però l’ho innaffiato, una volta ogni tre giorni, sempre. E stamattina è spuntata la piantina.»

«Ah. Effettivamente è un po’ strano.»

«E allora? Che devo fare?»

«Esattamente quello che faresti tu dopo anni che innaffi un seme che naturalmente doveva essere cosa inerte e invece ha deciso di spuntare. La vita ti ha appena preso per il culo perché tu glielo hai permesso.»

«Cioè cosa?»

«Esprimi il desiderio.»

«L’ho fatto stamattina.»

«Risolto, allora. Per come sono andate le cose, aspettati pure di essere esaudito.»

La notte di questo stesso giorno, l’uomo in sonno, dal vasetto di terracotta esce un ramo. È di plastica, giallo, si allunga. Dal comodino cade nel pavimento, si muove barcollante, si attorciglia intorno a un piede del letto, sale sul materasso, si muove sul cuscino, si alza sopra la testa dell’uomo, è fermo, poi si posa sulla fronte, gliela accarezza, entra in un orecchio.

L’uomo, da quel momento, non ricorda più la donna.

Quel mondo passato che l’uomo e la donna avevano condiviso, anni prima, quel mondo che aveva subito una crepa imprevedibile e improvvisa per la morte della donna, quel mondo che era sopravvissuto alla donna, era rimasto nella testa dell’uomo – aveva messo radice, si era ramificato – quel mondo passato, quella notte, crolla tutto.

Il giorno dopo, l’uomo è morto.

Dall’orecchio al cuscino ci sono sabbia grigia e polvere. C’è un ramo di plastica inerte, anche.

Una persona sta trascrivendo tutto ciò che vede senza capire. Segue il ramo con lo sguardo, dal letto al vasetto d’argilla. Scava nel vaso per andare al principio. Trova un chip.

V

In un computer si vede l’interno del capannone di una fabbrica di un’isola dell’Oriente.

Un uomo e una donna disegnano cuori sui fagioli, e si guardano, e sorridono. Con le mani, muti, si scambiano il segno del cuore.

Subito dopo, entra una persona in divisa. Afferra la donna, la porta via.

L’uomo fa in tempo a prendere il fagiolo su cui lei stava lavorando. Ci aveva disegnato mezzo cuore.

La notte, in casa, inserisce un chip nel fagiolo e lo confeziona.

Il giorno dopo la confezione è nello scatolo della partita di fagioli, in attesa di lasciare l’isola.

Nessuno di quei fagioli avrebbe generato nulla.

Uomini e donne, nel capannone, sono collocati nei loro posti di lavoro secondo l’ordine di un algoritmo fondato sull’incompatibilità: devono lavorare vicini e essere distanti.

L’uomo non ha visto la donna, mai più.

La donna è sparita.

L’uomo, tutte le notti, pur in assenza del corpo della donna e pur nel dubbio circa il suo destino, ha letto a alta voce Il libro tibetano dei morti.

La donna, morta, non riusciva a dimenticare l’uomo.

Una volta dimenticato tutto, è rinata.

Compiuto il desiderio dell’uomo, è morta, ancora.

Antonio Russo De Vivo © 2020

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