Come si usa il punto e virgola

Frattanto occorre tornare, talvolta, a occuparsi di grammatica. Un editor deve conoscerla, riprenderla, aggiornarsi.

E qui vi è un ulteriore ritorno: la punteggiatura, poiché tratto di quel particolare segno di interpunzione che è il punto e virgola.

Quando nasce

Il punto e virgola [ ; ] è un segno di interpunzione nato nel 1501: lo usò il tipografo/editore veneziano Aldo Manuzio per una edizione di un’opera di Francesco Petrarca.

Come si usa

Il linguista e filologo Luca Serianni, nella sua fondamentale Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria (1989-2006; in collaborazione con Alberto Castelvecchi, UTET, 2007), dopo averne confermato la vaga e più nota funzione di pausa (“una pausa più forte della semplice virgola”, p. 75), elenca tre usi del punto e virgola:

1) separazione di proposizioni coordinate complesse;

2) enumerazione di unità complesse cui non basta la virgola (gli elenchi);

3) in sostituzione della virgola quando questa non basta, quando “possa generare equivoco”.

La sintassi

La sceneggiatrice e editor Francesca Serafini così definisce il ruolo del punto e virgola nella sintassi:

Per certi versi il punto e virgola svolge all’interno del periodo la stessa funzione della virgola all’interno della frase, in particolare nelle enumerazioni, in cui la virgola separa i membri della frase (nomi, aggettivi, ecc.) e il punto e virgola le frasi tra loro. Serve infatti a regolare sintatticamente periodi complessi, creando un’interruzione forte sul piano della forma, ma non sul piano del contenuto (altrimenti bisognerebbe usare il punto). Il discorso, dopo il punto e virgola, prosegue sempre sullo stesso argomento, ma aggiunge altri elementi.
(Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura, Laterza, 2012, p. 59.)

Punto e virgola in letteratura

L’uso della punteggiatura, in letteratura, può essere “più rilassato” (entro i limiti della chiarezza, naturalmente), meno vincolato alla norma – la grammatica, in generale, dovrebbe fungere più da sostegno (per quanto fondamentale per un uso corretto della lingua) che da codice legiferante.

È proprio uno scrittore, Dario Voltolini, a fornirci una spiegazione arricchita da un elemento ulteriore (il terzo caso, vicino al punto 1 di Serianni) dell’uso di questo segno:

A me viene (ancora) da usare il punto e virgola quando in un elenco esistono voci che contengono altre punteggiature, tipicamente virgole. Una specie di segno che separa gruppi di cose separate. L’esempio classico è: Albertosi; Burgnich, Facchetti; Bertini, Rosato (Poletti dal 91esimo), Cera; Domenghini, Mazzola (Rivera dal 46esimo), Boninsegna, De Sisti, Riva. La riconosci? È la formazione dell’Italia che sconfisse la Germania in Messico, 1970.

Un altro caso è nelle voci di un elenco numerato. Esempio:

1) Presentazione;

2) Commenti, dibattito;

3) Pausa.

E forse un terzo caso è quello in cui si riprende un’espressione da un enunciato precedente ripetendola, e qui il punto e virgola mi pare come la pedana in cui si batte a piedi uniti per riprendere slancio e saltare l’ostacolo: «La vidi e mi stupì la sua grazia simile a quella di una gazzella; una gazzella giovane, scattante, gentile, che mi guardava calma…»
(AA. VV., FAQ Domande e risposte sulla narrazione, a cura della redazione Holden Maps, Scuola Holden/Rizzoli, 2004, pp. 207-08.)

Al limite opposto, Kurt Vonnegut addirittura ne vieta l’uso:

Ecco una lezione di scrittura creativa.

Regola numero uno: non usare il punto e virgola. È un ermafrodito travestito che non rappresenta assolutamente nulla. Dimostra soltanto che avete fatto l’università.
(Un uomo senza patria [2005], traduzione di Martina Testa, Minimum Fax, 2006, p. 27.)

Antonio Russo De Vivo © 2020

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