Quelli che leggono tutto

Ci sono quelli che leggono tutto.

Non so quanti ne siano, né quanti di loro sono felici o infelici.

So che in diversi momenti difficili da quantificare costoro leggono come se non potessero farne a meno, leggono qualsiasi cosa capiti sotto i loro occhi: volantini, adesivi, frasi sui muri, informazioni scritte sui prodotti che acquistano.

Leggere non sempre è un piacere e non sempre è una necessità.

La lettura bulimica

Si tratta, questa, di una strana patologia: vedere segni linguistici e fermarsi a leggere, altrimenti non andare avanti: leggere ciò che vuol farsi leggere, subire i testi, praticare una particolare forma di agonismo per cui lo “sguardo che legge” si fa rapido, acquisisce informazioni e particolari al momento del tutto inutili.

Non c’entra molto la memoria. Non conta l’utilità delle informazioni. È una forma di bulimia, volontà incontrollata di divorare qualsiasi parola capiti.

Questa stessa patologia tende a divorare il tempo, ignorandolo. Leggere è pur sempre un’attività dispendiosa.

Un racconto

Nei giorni scorsi ho attraversato due volte un tunnel le cui pareti sono piene di scritte.

Ho immaginato una storia.

Un uomo che è un lettore bulimico entra in un lunghissimo tunnel le cui pareti sono ricoperte da scritte e inizia a leggere, dal principio. Passano minuti, ore, giorni, mesi, anni. Questo lettore nel tunnel ci resta e non sappiamo se e quando vi esce.

La letteratura invisibile

Tra quelli che leggono tutto c’è stato J.G. Ballard (1930-2009).

Ballard è uno dei grandi Maestri della fantascienza, e cioè uno che al peggio ha creato discepoli e epigoni, al meglio opere che rappresentano e influenzano il genere letterario.

Ha coniato una formula e concettualizzato uno strano genere letterario che nobilita la bulimia da informazioni scritte: la “letteratura invisibile”. Si tratta di letteratura fatta di non-letteratura, cioè di testi che non hanno di letterario né le intenzioni né la forma.

Per Ballard questi testi sono letteratura, ma letteratura invisibile: i più non li leggono se non spinti da determinate circostanze, i più non sono lettori patologici. Ancora: i più non hanno quella particolare sensibilità dello “sguardo che legge” che permette di scoprire, tra le cose inutili (o, meglio: funzionali nel contesto del testo), cose che potrebbero rivelarsi imprevedibilmente preziose soprattutto per chi, come lo scrittore, esercita un mestiere in campo creativo.

Cito da Ballard

Circa la “letteratura invisibile”, in quella piacevole raccolta di articoli e saggi che è Fine millennio: istruzioni per l’uso troviamo due passi in cui Ballard definisce e, da Maestro di fantascienza, prevede un futuro irrealizzato.

Uno:

Intorno a noi oggi prolifera la letteratura invisibile: fax e posta elettronica, comunicati stampa e appunti d’ufficio, narrazioni di un genere oscuro avvolte in abiti metallizzati che notiamo a malapena mentre ci dirigiamo verso il duty-free. Ma un giorno nel prossimo futuro, quando l’ultimo quartier generale dell’ultima grande azienda sarà demolito e tutti ci guadagneremo da vivere al nostro terminale domestico, le antologie delle note e delle relazioni scambiate tra gli uffici nel XX secolo potrebbero diventare tanto preziose quanto la corrispondenza tra Virginia Wolf e T.S. Eliot.

(La cultura dei fumetti, «Guardian», 1991, in Fine millennio: istruzioni per l’uso, (1996), traduzione di Antonio Caronia, Baldini Castoldi Dalai, 2007, p. 114.)

Due:

Sono sempre stato un lettore vorace di quelle che io chiamo letterature invisibili – cioè riviste scientifiche, manuali tecnici, opuscoli delle ditte farmaceutiche, documenti di aggiornamento interno delle aziende, comunicati e riassunti delle pubbliche relazioni – che fanno parte di quell’universo di pubblicazioni a cui la maggior parte delle persone colte raramente accede, ma che costituisce invece il fertilizzante più potente per l’immaginazione. Non leggo mai quello che scrivo.

(I piaceri della lettura, in Fine millennio: istruzioni per l’uso, p. 257.)

Antonio Russo De Vivo © 2020

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