Il Cerchio

La ventola gira e lui, vento in faccia sette del mattino, pensa alla morte. Alla morte si pensa di notte, a giorno finito, non dopo le due, ci si pensa prima che si appressi linizio e si ammetta, una volta ancora, che la vita è immortalmente ciclica.
Davanti al ventilatore pensa che i morti sognano per sempre la loro morte, ed è proprio così.

La morte è un altrove in cui la vita si dissolve, subito, e resta solo il punto identitario: ognuno muore a suo modo. I Formalisti, e questo nessuno lo sa, hanno iniziato raggruppando le morti. Morti per malattia, morti per cause ignote, morti per vecchiaia. Per ogni gruppo i sottogruppi. I Formalisti erano così oltre che hanno agito nonostante la fallacia enciclopedica: niente è realmente definibile se non per convenzione, per luoghi comuni, per cliché, per classificazione imposta e delimitazione di comodo. Lui pensa ai morti e ai Formalisti e intanto, pensa, tutto è fine: si dice che la morte ha inizio con la nascita, e viceversa.

Così sigaretta tra le labbra esce dallappartamento sito al centro per un giro di prima mattina. Gli piace aspirare e poi emettere dalle labbra cerchi di fumo con gli altri che lo guardano lui cinquantenne che fa quelle cose, che si abbandona a certi vezzi. Ma lui con gli altri non ha un rapporto umano tra umani, lui si guarderebbe come vettore non determinante, come invisibile, oppure come visibile qui e ora, meramente passante. Le volute di fumo circolano, lui gira, la vita ovunque vive.

Sicché i Formalisti hanno impiegato una sorprendente quantità di mesi a raggruppare i morti nonostante fossero consapevoli dellinutilità del gesto, della ricerca. Il capo lo diceva spesso: niente di unico può nascere dal vero, la Teoria fonda sullErrore: lErrore può reggere terre, mondi, costellazioni, universi e persino teologie. Tutti erano motivati a proseguire limpresa: non si resiste alla tentazione del dispendio. Poi un giorno il capo disse È finita, abbiamo fallito, a un numero di gruppi infiniti non corrisponderà mai linfinito numero di morti: i gruppi sono contingenti, le morti no, le morti vanno per conto loro, altrove. E così ha avuto inizio la fortuna storica dei Formalisti.
Lui pensa che ogni morte è unica perché in quel frangente il morituro è in una propria dimensione esistenziale composta di sensazioni, immaginazioni, possibilità tutte dellindividuo che muore. Dopo la morte i morti sognano tutto questo vorticare perpetuo di variabili non contenibili in pochi fatali istanti. La morte è il sogno.

Così pensando intraprende una strada in discesa. Le automobili parcheggiate in simili vie pendenti danno un senso di precarietà perché le ruote, a quel che si sa per ignoranza, non sono quadrati. Le guarda e cammina e le guarda tanto intensamente da confermare agli altri, i passanti, che lui è un tipo così, apparentemente non classificabile.
Le ruote delle auto allora girano. Iniziano a girare lente, poi continuano a girare veloci. Le auto si muovono, scendono una contro laltra, gli altri urlano, lui no: è così che deve andare.
Cammina assorto tra le auto che vanno e gli altri che scappano. Volge la testa verso le mura dei palazzi e vede che i condizionatori vibrano e fumano, dai portoni e dai negozi vengono fuori barili lattine piatti palle uova e tutto il possibile, alza la testa e in cielo è un inedito trafficare di aerei e di quelle nuvole che ognuno immagina di forma circolare, pensa alla morte al mattino alla ciclicità e si guarda finalmente stupefatto intorno: quanto è cerchio gira.
La Terra non può non tremare mossa dalle scosse e trema. Lui pensa che il cerchio è la base di tutto allo stesso modo in cui lErrore è il fondamento della Teoria. Non esistono cerchi perfetti, e così tutti i cerchi del mondo stanno girando. Si ferma. Va detto solo a questo punto che lui è lultimo dei Formalisti.
Non avendo un gruppo suo – e un giorno qualcuno avrebbe dovuto spiegare con prove scientifiche l’estinzione dei Formalisti, resta un problema insoluto che nessuno lo abbia fatto, e al momento è tardi –, pensa. Il pensiero e la morte all’opposto di altro riducono all’estremo il numero degli uomini.

Il Mondo può essere rappresentato, in ottemperanza al Codice dei Formalisti Postumi ovvero al Codice delle Riduzioni, come un cerchio. Dentro il cerchio cè tutto; fuori il cerchio cè tutto. Lui conserva in casa, in una cassaforte, lo Schema del Mondo: è il disegno di un cerchio risultato di infiniti calcoli matematici – il Mondo a due dimensioni non è un cerchio. Ogni notte sognava che una volta morto avrebbe sognato la sua morte come ripetizione di una sequenza di numeri corrispondenti allErrore su cui fondava quel cerchio perfetto che era La Teoria del Mondo nota solo a lui, lultimo dei Formalisti.
Pensa che la notte precedente, prima delle due, la serratura a combinazione della cassaforte ha girato da sola, prima lenta e poi più veloce, finché ha ceduto. Lui ha preso il disegno e si è deciso a calcolare lErrore senza altro motivo che non quello di inserirsi nel continuum degli eventi innescatisi al momento. Il Calcolatore gli ha dato come risultato una serie di numeri che continuava a crescere e che lui sapeva non potersi fermare: una retta originata, la nascita del divino inanimato. Lui, lultimo dei Formalisti, ha cercato lErrore a partire dall’errore: lattivazione di un processo infinito ovvero il calcolo dellErrore del Cerchio Perfetto.
Il mattino, al risveglio, ha trovato il Calcolatore spento, poi ha visto la ventola girare nonostante il ventilatore fosse spento, e poi deve aver immaginato il resto.

Fermo, ora, pensa e intorno tutto gira, tutto quanto sta dentro il Cerchio, dentro il Mondo.
Il Cerchio si sarebbe aperto e tutto si sarebbe unito a tutto e mentre tutti sarebbero morti lui, unico e ultimo dei Formalisti, avrebbe continuato a contare l’infinito. Era, quello, il suo sogno, la sua morte. Da sempre aveva sognato di fondare la Teoria. Da sempre aveva saputo che girando e rigirando per il centro del Mondo sarebbe andato, infine, di sogno in sogno. Prima che accadesse, però, si perse in un ricordo e, nel rispetto delle umane sorti, sbagliò sogno.

© Antonio Russo De Vivo

*****

Antonio Russo De Vivo. Editor freelance.
Dal 2014 al 2019 ha condiretto il lit-blog «CrapulaClub».
Dal 2020 dirige la rivista «micorrize».

Ha pubblicato articoli e racconti su lit-blog e riviste: «Fillide», «Flanerí», «L’Inquieto», «Nazione Indiana», «Pagine Inattuali», «Scrittori Precari» e «ZEST Letteratura Sostenibile». Un suo racconto è apparso sul sito web della rivista «Nuovi Argomenti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *